Saturday, November 26, 2011

Lana Del Rey-Videogames

Ieri sera ero fuori a bere un drink con un'amica e compagna del liceo che non vedevo da ben nove anni.
E' stato come riscoprirsi, ri-approcciarsi, rovesciare esperienze ed emozioni. E' saltato fuori quanto ami scrivere, quanto mi piacciano i social media, quante persone abbia conosciuto tramite blog, Twitter e quanto altro. So di non aver chissà quali doti stilistiche o comunicative, non ho master in comunicazione, non sono una mega esperta di HTML (infatti il mio sfondo di shabbyblogs rimarrà così fino a quando non avrò tempo e voglia di provare a mettermi lì e sistemarlo un attimo). Però adoro scrivere e amo la musica. Ho già un piccolo blog in inglese, il mio spazietto personale qui http://worldofna.wordpress.com/ però, visto che non ho più la possibilità di raccontare le mie giornate londinesi (anche se effettivamente prima ero troppo impegnata per raccontarle!), ho deciso di inserire anche qua post musicali! 

Oggi parlo di Lana Del Rey, giovane americana, molto famosa in Inghilterra. Aveva pubblicato un album in precedenza, ma non aveva avuto molto successo. Quest'estate la sua canzone "Video Games" ha spopolato, è salita nelle classifiche e tutti hanno iniziato ad interessarsi a lei.  La sua canzone è stata nominata "Best New track" da Pitckfork Media uno dei siti di musica più influenti al momento. Un famoso gruppo inglese i Bombay Bicycle Club e i Kasabian hanno fatto una cover di "Video Games", i maggiori dj si stanno interessando e innamorando di lei e persino telefilm hanno usato la sua canzone come soundtrack.

L'album è previsto per l'anno prossimo...in attesa dell'uscita ecco a voi il video!


E le due cover: Bombay Bicycle Club


E Kasabian 


Friday, November 18, 2011

Ritorno

Sono le 1.03 di un sabato notte.
Generalmente a quest'ora di un normale venerdì londinese sarei in giro per East London, a prendere un drink con amici oppure a passeggiare nella city verso London Bridge per andare a prendere l'autobus notturno.

Peccato che a Londra siano le 00.03, in Nord Italia, coperta da una nebbia che io manco me la ricordavo, sono le 1.03, ora 1.05, se vogliamo essere precisi.

Sono tornata a casa. Insomma casa, non è casa. Nonostante non vedessi i miei da sei mesi, sei, nonostante la nostalgia del buon emigrante dice che si debba sentire la nostalgia di cibo, famiglia e quanto altro, debbo dirvi la verità?

Appena il mio aereo ha toccato terra sono scoppiata a piangere, anzi ben prima, prendendo l'occasione del fatto che le luci sono state spente in fase di atterraggio. Non mi ha visto nessuno, almeno spero, la polacca vicino a me era impegnata a dormire sulla spalla del fidanzato italiano e io guardavo fuori dal finestrino, quell'insieme di luci e di geografia così distante da quella inglese.

Sono tre mesi che non lavoro dopo essermi licenziata all'albergo. Purtroppo non sono riuscita a trovare nulla in Inghilterra, visto che non volevo di nuovo lavorare a turni assurdi come ho fatto per tre anni e mezzo. Un colpo di scena poteva esserci all'ultimo momento, avevo praticamente un lavoro, che credo mi sarebbe piaciuto molto, anche se solo per tre mesi, ma sarebbe stata un'ottima occasione. Maledetta crisi, tagli, soldi che scompaiono, lavori che non esistono più. Così ovviamente, senza soldi, sono dovuta tornare. A casa. Coi miei. Credo sarà un trauma. Non vivo qua da anni, quando ero a Londra tornavo massimo per una settimana. Non ho più amici se non qualche compagna del liceo e dell'università.
E da lunedì devo cercare lavoro. Non mettetevi anche voi nella cerchia del "cosa vorresti fare ora?" o addirittura il rafforzativo "MA ora COSA fai?" Uno, non è questione di cosa voglio fare. Mi piace scrivere, ma non ho la bravura di un giornalista, non ho esperienza, non ho possibilità, forse nemmeno stile. Amo la musica, amo gli eventi, amo la scena inglese.
E qui mi fermo. Perché sono atterrata alle dieci e ho già il magone delle persone, delle cose, della libertà che avevo, che non vuol dire solamente tornare alle sei di mattina sfatti o di non dover rendere conto a nessuno. Avevo la libertà di tornare con il bus notturno senza avere paura, di camminare per miglia felice, di passare anche giornate da sola. Ho la ferma certezza nonostante Londra non sia un paradiso, ha molti, molti lati negativi, di appartenere a quella città. E' come quando ti innamori di qualcuno, ecco sì penso sia così. E' la sfaccettatura delle sue peculiarità, le sorprese, le occasioni, ma anche la sua durezza. Non è il paradiso dei balocchi, o meglio può esserlo per un determinato periodo, ma il vivere da soli, cercare casa, convivere con persone che non ci si è scelti, non è uno zuccherino facile da mandare giù.
Eppure...
La mente è ancora troppo confusa per realizzare che domani sarò qua sola soletta, forse davanti al pc, a fare un giro nel quartiere, senza nessuno da chiamare, senza telefono, visto che il mio Blackberry si è distrutto e comunque non funzionerebbe con una sim italiana. Sembra stranissimo.
Non ho idea di come funzionano le cose in Italia, ho meglio l'ho sentito da altri e mi spaventa a morte. Non ho più la mentalità italiana, non rientro in standard e se mi incavolo ora mi escono sproloqui da inglese, non una parola non gentile in italiano per mandare a quel paese qualcuno. Prevedo molti mesi di solitudine e di scrittura, quindi se qualche buonanima passa ancora di qui e vorrà sorbirmi, bhe sì forse leggerà fiumi di ricordi, di sproloqui e di desideri.

Detto fra noi, credo proprio di cercare di trovare un modo per tornarci nel 2012. A meno che le cose non cambino, ho qualche piccolo problemino fisico da sistemare. Mi impegnerò al massimo a trovare un lavoro, anche per aiutare a casa e per ringraziarli di quello che hanno fatto e fanno per me. Ho però la strana e ferma convinzione di non appartenere qui, di non vedere il mio futuro qui.
Londra è carissima, farsi una famiglia è assurdo. Leggevo di un solicitor che si è buttato sotto un treno della tube (* aperta parentesi, con asterisco. Non prendetemi per una che se la tira, ma non riesco proprio a non mettere parole in inglese, mi impegno, ma è più forte di me, il mio brain è settato così ormai) perché non aveva soldi per poter mandare i figli alla scuola...privata. Sì perché pare alcune scuole pubbliche siano peggio del Bronx. Whatever. A Londra è difficile conoscere persone che vogliano anche una relazione seria, spesso perché non sanno quanto resteranno, o perché sono in fasi della vita in cui non vogliono impegnarsi o semplicementi e qui lo dico e lo confermo pure, perché sono dei gran stronzi/e. Vissuto sulla pelle. Ovvero, non è che incontri uno, diventi colla, lo assilli e dici "Quando ci sposiamo?", però....la vedo dura.
Nonostante tutto questo Londra è lì e dopo tutti questi leaving parties, dinner, lunches, teas e chi più ne ha più ne metta con amici, sento che sì non so come, non so quando ma tornerò.

Ed è solo la prima notte a casa, in un letto a una piazza, dove tocco il bordo con i miei piedi del 42.

Ed ho ricominciato a scrivere così, flusso di coscienza senza tanta attenzione allo stile, ma ci risiamo. Sfogo, libertà, creatività. Credo che nei prossimi mesi questo pc diventerà il mio migliore amico.

Proviamo ad andare a dormire. Troppi pensieri, già troppi ricordi, non coscienza e non essere in grado di sapere che cosa, come, cosa potrò fare, se con la crisi che c'è rimedierò qualcosa.

Tante cose tutte insieme.

Buona vita a tutti, alla prossima puntata, che credo non tarderà ad arrivare.